Ovodda. Su me’uris de lessia e Don Conte

 

di Roberto Tangianu
 

Ai piedi del Monte Orohòle sorge Ovodda i cui territorio, attraversato dai fiumi Tino e Taloro, è da sempre miniera di tradizioni dal forte connotato identitario.

Il mercoledì delle ceneri di Ovodda chiude ufficialmente i festeggiamenti del carnevale barbarcino. Su me’uris de lessia è l’evento caratterizzato dalla trasgressiva contestazione del potere e dell’autorità costituita, da ricollegare alle sollevazioni popolari del lungo periodo feudale.

Volti tinti di nero si aggirano per le vie del paese trascinando con loro il fantoccio chiamato Don Conte, simbolo del potere religioso e politico da dileggiare. Per tingersi il volto di nero, Sos intintos fanno bruciare del sughero che viene raschiato e mescolato con l’olio. Anche le facce de sos istranzos (i visitatori e i turisti che vengono dai paesi vicini e da lontano), si colorano di nero, nessuno è escluso.

Attori e spettatori insieme, senza distinzione di ruoli, si sentono protagonisti di una grande festa che va avanti fino a tarda sera quando Don Conte viene bruciato dopo un processo sommario che lo condanna a morte.